Lo psicologo è un professionista che ti può aiutare a comprendere meglio la sofferenza psicologica che stai vivendo attraverso l’ascolto, il dialogo ed altre tecniche specifiche. In un clima di accoglienza e non giudizio lo psicologo rappresenta un porto sicuro dal quale poter partire per esplorare insieme il proprio mondo interno e relazionale con l’obiettivo di conoscersi meglio e trovare soluzioni efficaci al problema per cui si decide di intraprendere il percorso.
Un percorso psicologico non ha una durata standard. Usando un paragone medico un lavoro su di sé assomiglia di più a un percorso di riabilitazione per il quale è necessario tempo ed allenamento, piuttosto che ad un intervento chirurgico, il quale ha una durata molto circoscritta nel tempo e non richiede uno sforzo attivo da parte del paziente operato.
Più nello specifico, la durata del percorso è concordata nel corso delle prime sedute sulla base dei problemi presentati e degli obiettivi che si intende raggiungere. Le sedute individuali sono generalmente a frequenza settimanale e durano circa un’ora.
Le tariffe dello psicologo possono variare a seconda del professionista e del tipo di intervento richiesto. La mia tariffa è di 50 euro per le sedute individuali. Per quanto riguarda invece i percorsi di gruppo o il counseling di coppia e genitoriale le tariffe vanno da un minimo di 25 euro ad un massimo di 70. Si ricorda che le spese per prestazioni sanitarie rese da psicologi sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi.
Sí, lo psicologo è tenuto a mantenere il segreto professionale come esplicitato nel Codice Deontologico degli Psicologi Italiani (articoli 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17).
Ogni psicologo utilizza strumenti specifici, a seconda della sua formazione. Tuttavia lo psicologo generalmente si avvale di base del colloquio clinico, dell’ascolto empatico e dell’alleanza terapeutica.
Per colloquio clinico, nello specifico, si intende un tipo di dialogo in cui le domande poste e gli argomenti esplorati in seduta si poggiano su delle mappe teoriche del funzionamento psichico dell’essere umano che il professionista ha in mente.
L’ascolto empatico rappresenta invece un tipo di ascolto attivo in cui il professionista è in grado di sintonizzarsi e comprendere gli stati emotivi e cognitivi del paziente. Questa capacità richiede una buona dose di attenzione e sensibilità nell’accogliere i vissuti dell’interlocutore ed è anche strettamente connessa alla sospensione del giudizio su cosa sia giusto o sbagliato.
Per alleanza terapeutica infine si fa riferimento ad una cooperazione tra psicologo e paziente, basata su una relazione di reciproco rispetto, fiducia e accettazione, su obiettivi esplicitamente stabiliti e condivisi e sulla definizione dei rispettivi ruoli. Lo psicologo rappresenta infatti l’esperto del metodo e delle conoscenze scientifiche relative all’essere umano, mentre il paziente rappresenta l’unico e profondo conoscitore di se stesso e della propria storia.
Durante il primo colloquio lo psicologo si presenta e fornisce informazioni rispetto al proprio metodo di lavoro, condividendo con il paziente anche i moduli relativi al Consenso Informato al Trattamento Psicologico ed alla Privacy.
Successivamente, attraverso il colloquio clinico lo psicologo esplora insieme alla persona le motivazioni che lo hanno spinto a chiedere una consulenza, raccogliendo informazioni, oltre al disagio specifico, circa il contesto di vita, la storia personale e familiare e la motivazione a un possibile percorso psicologico.
Al termine del primo colloquio vengono infine concordate la frequenza delle sedute.
Un incontro con lo psicologo può essere utile se si sta vivendo un malessere emotivo o relazionale dal quale non si sa come uscirne. Tutti viviamo momenti di crisi nel corso della nostra vita, tuttavia se la sofferenza risulta insostenibile oppure se perdura nel tempo e non si riescono ad intravedere possibili soluzioni, allora in quel caso una consulenza psicologica puó aiutarti a sbloccare la situazione.
Le difficoltà per cui si può chiedere una consulenza psicologica possono essere di vario tipo: relazionali, legate ad un evento di vita inaspettato come un lutto, caratterizzate da un tono dell’umore leggermente depresso, da un’insoddisfazione rispetto alla propria persona, oppure ascrivibili ad un quadro sintomatologico specifico come il Disturbo di Panico, un Disturbo del Comportamento Alimentare o una Fobia.
Chiedere una consulenza ad uno psicologo in questi casi può essere utile anche solo per mettere a fuoco il problema, capire il proprio funzionamento ed individuare i possibili percorsi di cura.
Andare dallo psicologo non significa essere “matti”, ma, al contrario, significa prendersi cura di se stessi, della propria salute psicofisica e delle proprie relazioni. Le persone che si rivolgono ad uno psicologo sono generalmente più consapevoli delle proprie difficoltà rispetto a chi invece non chiede aiuto in caso di disagio significativo. Questo è indice, tra l’altro, di un buona introspezione e della capacità di intraprendere azioni attive al fine di risolvere un proprio problema.
No, lo psicologo non può prescrivere farmaci in quanto non è un medico. Può però collaborare con altri professionisti, dove necessario, tra cui gli psichiatri, i quali essendo medici possono prescrivere anche i farmaci.