Psicoterapia comportamentale
Uno dei principi cardine di questo modello è l’apprendimento per “rinforzo” o “punizione”. Esempio: se ogni volta che prendo un bel voto a scuola ricevo un complimento (rinforzo) sarò più motivato, le volte successive a prendere di nuovo un bel voto . A volte tuttavia questo apprendimento risulta disfunzionale. Esempio: se ogni volta che faccio una domanda in classe la mia insegnante mi critica (punizione) potrei iniziare ad evitare di fare domande privandomi della possibilità di chiarire un mio dubbio. Questo processo di apprendimento può tuttavia essere cambiato attraverso nuove esperienze di “rinforzo” ed esposizione alla situazione temuta. Ad esempio, se da adulto ricomincio pian piano a fare domande al mio capo e vedo che mi risponde in modo cordiale, è probabile che dopo diverse volte io non abbia più timore di esprimermi per fugare i miei dubbi . Un altro presupposto di questo metodo è che la singola seduta settimanale di psicoterapia non possa essere sufficiente a produrre un cambiamento profondo e duraturo nello stile di vita del paziente. Per questo motivo, al fine di modificare schemi comportamentali che generano sofferenza nel presente si usano anche esercizi pratici attraverso i quali il paziente si può allenare tra una seduta e l’altra.
Psicoterapia Cognitiva
A differenza della psicoterapia comportamentale l’approccio cognitivo prende in considerazione non solo i comportamenti disfunzionali, ma anche i pensieri e le emozioni che stanno alla base dei sintomi, o più in generale della sofferenza psicologica di una persona. Qui il focus di intervento diventa quindi il cambiamento delle valutazioni e delle convinzioni disfunzionali che conducono ad agire in un certo modo. Esempio: penso di non valere e quindi non provo neanche a fare quel concorso perchè sono già sicura che non lo passerò. Il cambiamento delle convinzioni disfunzionali (“ penso di non valere”) avviene attraverso la messa in discussione dei contenuti cognitivi, che ha come obiettivo terapeutico la ristrutturazione cognitiva, ovvero un nuovo modo, più funzionale, di vedere la situazione ( “Sono consapevole del mio valore”) e quindi di agire (“Magari quel concorso lo provo!”). L’approccio cognitivo-comportamentale , che unisce metodi e tecniche dei due relativi modelli, è quello che fino ad oggi ha ricevuto maggiore consenso nella comunità scientifica per gli evidenti risultati empirici e clinici ottenuti. Tuttavia, nuovi approcci, tra cui quelli che seguono, si sono mostrati efficaci nell’affrontare situazioni di disagio psicologico apparentemente non trattabili con le classiche tecniche cognitivo-comportamentali standard, come ad esempio i casi di Disturbo Post Traumatico da Stress, di origine traumatica.
Psicoterapia Sistemica
Questo approccio pone l’accento sul fatto che la personalità dell’individuo si forma sulla base delle relazioni che egli instaura con le persone per lui significative. In tale ottica un sintomo psicologico (ad esempio un disturbo del comportamento alimentare o un attacco di panico) viene interpretato come il “miglior modo” che la persona ha trovato per manifestare un disagio relativo a un malfunzionamento del sistema a cui appartiene (ad esempio la famiglia o il contesto sociale-lavorativo in cui si trova) e non già l’espressione di problematiche del singolo individuo.
Psicoterapia Sensomotoria
É un approccio che si basa sul presupposto che il nostro corpo e i nostri movimenti si modellano sulla base delle nostre esperienze di vita e continuano ad influenzarci. Secondo questo modello il nostro corpo ha il potere di continuare a farci stare male (ad esempio attraverso una postura costantemente “ripiegata su di sé”) o, viceversa, di aiutarci a stare bene, ad esempio vivendo le nostre emozioni e le nostre relazioni in modo più sano e funzionale. Attraverso metodi di intervento corporei è dunque possibile prendere consapevolezza dei propri automatismi corporei e successivamente cambiarli se ci si accorge che alimentano un malessere.
E.M.D.R.
È un metodo standardizzato e di comprovata efficacia scientifica che parte dal ricordo di eventi emotivamente stressanti e utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione bilaterale per trattare traumi ed altre patologie. Si basa su un meccanismo di desensibilizzazione della sofferenza emotiva collegata agli eventi traumatici e sul principio che se opportunamente stimolato il nostro sistema nervoso è in grado di autoguarirsi integrando le reti neurali disfunzionali legate al trauma con altre reti neurali più funzionali (Modello dell’elaborazione adattiva dell’informazione).
Mindfulness
È un metodo di lavoro non esclusivamente psicoterapico che affonda le sue radici nelle antiche pratiche di meditazione. Consiste nell’imparare a dirigere consapevolmente la propria attenzione nel presente, osservando ciò che accade nel proprio corpo e intorno a sé con un atteggiamento accogliente e non giudicante. È utile per sviluppare una consapevolezza di sé profonda ed un atteggiamento di accettazione (diverso da “rassegnazione”) verso la propria esperienza psichica, emotiva e corporea, sia essa positiva o negativa.
Ego State Therapy
Questo approccio si fonda sul concetto che la personalità sia costituita da parti, o stati dell’io. Quando tutto va bene, le componenti della personalità si trovano in stretta connessione l’una con l’altra e “dialogano” tra loro in modo armonioso. Al contrario, in condizioni di stress estremo, come guerre, disastri naturali o abusi, gli stati dell’io si fratturano e si dissociano l’uno dall’altro come strategia di sopravvivenza per proteggere la mente, affinché essa non venga sopraffatta. A lungo termine questo può produrre una sofferenza psicologica considerevole, come ad esempio la percezione soggettiva di non riuscire a perseguire gli obiettivi desiderati perchè è come se “una parte di noi ci remasse contro”. Attraverso tecniche specifiche è possibile diventare consapevoli delle varie parti e promuovere un dialogo funzionale tra di esse affinché quelle sofferenti possano essere comprese e curate.